Fiabe dal mondo per il mondo

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C’era una volta una formica che dal suo formicaio raccontava a tutte le sue amiche e amici virtuali la storia della “Giornata del racconta una fiaba”… e vissero tutti felici e contenti!

Ciao a tutti, amiche e amici, mettetevi comodi, non vi sarete mica persi l’inizio della mia fiaba, vero? Beh, in realtà non racconterò una fiaba su di noi ma sulla storia delle fiabe: pensate a quanto potrebbe essere interessante scoprire che se una fiaba è bella, magari lo possono essere tutte le fiabe del mondo! Forse anche voi siete tra quelli che pensano che le fiabe esistano per intrattenere i bambini, ma in realtà le cose sono molto più complesse di così. Le fiabe sono antichissime, e sono state il primo veicolo di trasmissione orale di un’eredità culturale. In pratica grazie alle storie è stato possibile tramandare i valori fondamentali per una certa cultura in un certo periodo, ancora prima che fosse inventata la scrittura!

Pensate che secondo uno studio congiunto dell’Università di Durham e di quella di Lisbona, è emerso quanto siano davvero antiche certe fiabe che sicuramente conoscete anche voi, anzi, a dire la verità le conoscono tutti! Ad esempio “La bella e la Bestia” è nata 4000 anni fa, insieme a quella di “Tremotino”. “Jack e il fagiolo magico”, invece, è ancora più antica.

Per scoprire l’origine di fiabe che sono sempre state tramandate a voce, in mancanza di una testimonianza scritta, gli studiosi hanno usato un metodo che si chiama “analisi filogenetica”.
Senza usare i paroloni che piacciono tanto a Galileo, significa che hanno comparato gli elementi in comune di tantissime storie, e si sono accorti che alcuni erano comuni a storie che sono state raccontate intorno ai focolari di posti lontanissimi!

Com’è possibile che una fiaba africana abbia elementi in comune con una fiaba russa? Perché le fiabe funzionano per archetipi, immagini evocative ed insegnamenti di fondo che non cambiano anche se le ambientate da un’altra parte, cambiate il nome e l’aspetto dei personaggi. Ecco perché leggere le fiabe, raccontarne e sentirle raccontare significa abbracciare il mondo, quello di oggi e quello di ieri. Alcune fiabe dovevano anche servire da monito, stimolando la fervida immaginazione dei bambini con personaggi fantastici, lanciavano un insegnamento su quali virtù coltivare, come quelle degli eroi delle fiabe, e cosa non fare: non ingannare il prossimo, non essere meschini, non dire bugie, che hanno le gambe corte!

E se a distanza di migliaia di anni grandi e piccini crescono con le stesse fiabe nel cuore, è anche merito ha chi queste fiabe ha deciso di raccogliere e catalogarle, facendo sì che non si perdessero negli sconfinati luoghi della saggezza popolare che oggi un pochino si è persa (per fortuna non dappertutto!): i fratelli Grimm, due filologi e letterati tedeschi che hanno dedicato parte della loro vita alla raccolta e alla pubblicazione, a fine ‘700, di un volume che racchiudesse tutte le più famose fiabe europee, come “Cenerentola” e “La bella addormentata nel bosco”.

Non è meraviglioso pensare a come questo patrimonio dell’umanità sia arrivato intatto fino a noi? Uno sconfinato patrimonio da sorvolare con le ali della fantasia, perché come diceva lo scrittore Aldo Busi “La vita ha le parole che può, la fiaba le parole che deve.