Perché si dice "Lavare il bucato"

Un classico appuntamento per tutti coloro che rientrano da un viaggio è sicuramente quello di svuotare la valigia e fare il bucato (o almeno, per quasi tutti, visto che con il mio amico Macchia faccio sempre fatica a convincerlo a togliersi quei vestiti macchiati e a lavarsi. Ma prima o poi, con l’aiuto di Rompisassi, ci riuscirò!)

Fare il bucato è un modo per tenere puliti gli indumenti che indossiamo e le cose che usiamo quotidianamente, e lo facciamo non solo perché “pulito è bello!” ma anche perché è igienico! E ci sono generazioni e generazioni di bucati a mano che si sono susseguite negli anni fino all’arrivo della primissima idea di lavatrice (si parla della seconda metà del ‘700) con l’ufficiale ingresso della prima vera lavatrice elettrica, lanciata in America nel 1907. 

Ma fermiamoci un attimo a pensare: da dove nasce il termine “fare il bucato”? Indagando qua e là, ho scoperto che nel Medioevo i panni venivano messi dentro un recipiente di terracotta o di legno, poi coperti con un ceneraccio (ossia un telo con piccoli buchi) quindi veniva versata acqua bollente e cenere di lasciva e infine si sciacquava tutto al fiume o in fontane. Ecco lavato via ogni dubbio! O quasi. Sì perché in effetti c’è chi sostiene che il termine bucato derivi dal Francone “bukòn” che vuol dire lavare e che poi nel tempo si è trasformato in “bucare” in italiano e quindi “fare il bucato”. Comunque è un’espressione utilizzata anche in altre lingue, ad esempio in tedesco “fare il lavaggio” (die wasche waschen), così come inglese (to do the washing up) e francese (faire la lessive). Ma una cosa che accomuna tutti è sicuramente l’utilizzo del sapone! E più naturale è, meglio è. E ricordate sempre di risparmiare il più possibile e inquinare il meno possibile perché il mondo va rispettato, ogni giorno, tutti i giorni.